L’ideazione di una Via Crucis richiede uno sforzo intellettuale e un esercizio professionale di grande impegno.
Si tratta, infatti, di concepire una narrazione frazionabile in quindici momenti, come prevede la versione post-conciliare, e dar corpo dunque a quindici opere che diano il senso della consequenzialità degli avvenimenti evidenziando nel breve divenire, gli istanti più critici o drammatici dell’evento. Queste motivazioni, riflettendo sulla realizzazione di ciascuna tavola, mi hanno convinto sull’opportunità di cambiare continuamente lo schema compositivo, con il fine di alimentare nell’osservatore la curiosità di scoprire la scena successiva, invitandolo a rendersi partecipe dell’evento indagandone i simboli e i loro contenuti.
Nella ricerca dei simboli, sempre funzionali al racconto, molto spesso ho fatto riferimento alle testimonianze archeologiche legate al mondo dell’antica Roma, inserendo nelle diverse scene gli elementi che ritenevo più significativi dell’influenza di quella cultura nei luoghi dove si svolse la passione di Cristo.
Nel descrivere il dolore del Salvatore nel percorso che lo conduce al Calvario, mi sono affidato alle possibilità espressive del corpo umano, attento alle leggi che ne regolano la meccanica dei movimenti, cercando di rappresentarne le diverse reazioni allo sforzo, alla violenza, al dolore, fino al definitivo irrigidimento nella morte.
Ho pensato che questo fosse il modo migliore per trasmettere il concetto di un “uomo”, che pur nella sua essenza divina e quindi capace di sconfiggere ogni male, accetta su di sé il dolore per la salvezza dell’umanità.

L’ideazione di una Via Crucis richiede uno sforzo intellettuale e un esercizio professionale di grande impegno.
Si tratta, infatti, di concepire una narrazione frazionabile in quindici momenti, come prevede la versione post-conciliare, e dar corpo dunque a quindici opere che diano il senso della consequenzialità degli avvenimenti evidenziando nel breve divenire, gli istanti più critici o drammatici dell’evento. Queste motivazioni, riflettendo sulla realizzazione di ciascuna tavola, mi hanno convinto sull’opportunità di cambiare continuamente lo schema compositivo, con il fine di alimentare nell’osservatore la curiosità di scoprire la scena successiva, invitandolo a rendersi partecipe dell’evento indagandone i simboli e i loro contenuti.
Nella ricerca dei simboli, sempre funzionali al racconto, molto spesso ho fatto riferimento alle testimonianze archeologiche legate al mondo dell’antica Roma, inserendo nelle diverse scene gli elementi che ritenevo più significativi dell’influenza di quella cultura nei luoghi dove si svolse la passione di Cristo.
Nel descrivere il dolore del Salvatore nel percorso che lo conduce al Calvario, mi sono affidato alle possibilità espressive del corpo umano, attento alle leggi che ne regolano la meccanica dei movimenti, cercando di rappresentarne le diverse reazioni allo sforzo, alla violenza, al dolore, fino al definitivo irrigidimento nella morte.
Ho pensato che questo fosse il modo migliore per trasmettere il concetto di un “uomo”, che pur nella sua essenza divina e quindi capace di sconfiggere ogni male, accetta su di sé il dolore per la salvezza dell’umanità.

Via Crucis – Disegni preparatori